6 dicembre 2016

A cosa serve avere degli obiettivi?

Perché sono allergica alla pianificazione

emotional springs n.15

emotional springs n.15

Dicembre è il mese delle luci, di Babbo Natale, di grandi riunioni familiari, ma anche il mese dei buoni propositi e, almeno per me, il mese che mi vede alla spasmodica ricerca di un’agenda dove scrivere gli obiettivi del nuovo anno e come raggiungerli, ben sapendo che la userò per qualche settimana, per poi lasciarla nel dimenticatoio con una banale scusa, insieme ai miei buoni propositi. Perché? Perché nonostante tutti (o quasi) mi dicano il contrario, nonostante sia attratta, come l’ape lo è dal fiore, da letture, corsi ed insegnamenti di vario genere su come definire i miei obiettivi e realizzarli, con me non funziona? Perché non funziona? Almeno per una volta sono voluta partire dall’assunto che non sono io ad essere “sbagliata”, ma lo è la soluzione, così ho cercato la risposta nel posto più vicino a me (che è l’ultimo luogo dove di solito vado a cercare!): i miei disegni, soprattutto negli Emotional Springs.

Ecco tre motivi per cui (almeno per me) non funziona, anzi è controproducente cercare di definire obiettivi per il futuro:

1.  Quando inizio a tratteggiare un disegno non so cosa disegnerò, non ho un obiettivo da raggiungere, ma lascio che sia la mia mano a muoversi sul foglio, perché lei sa cosa fare. Il mio unico compito è: lasciarla lavorare e non intromettermi. C’è una parte di me (e di te) creativa, saggia, folle, antica e bambina che già sa “cosa” e “come”, una parte che se ne frega di obiettivi esterni a lei, pianificazioni e strategie perché ha mete sue di cui, il più delle volte, siamo ignari. Quante volte ti sei stressata per raggiungere un obiettivo sentendo che dentro di te c’era qualcuno che remava contro, che voleva condurti da un’altra parte? I disegni più belli che ho realizzato sono nati quando ho imparato a mettermi da parte, a non controllare, a fidarmi della vera Claudia.

2. I miei Emotional Springs non conoscono matita e gomma da cancellare (li disegno direttamente con china o pennarello), perché non avendo un obiettivo non esiste l’errore. Quando disegno così mi sento libera e liberata da una delle mie più grandi paure: la paura di sbagliare! Spesso mi sono detta: “cos’è questo sgorbio?” ma la mia mano ha proseguito, trasformando quell’apparente errore in qualcosa di bello, armonico, nel centro del disegno. Quante volte interpreti come errore, sbaglio o, peggio ancora, un tuo difetto l’essere uscita dai piani, non aver raggiunto l’obiettivo e ti sei fermata scoraggiata e delusa? E se avessi lasciato lavorare la tua saggezza interiore quale meraviglia avresti creato? I disegni più belli che ho realizzato sono nati quando ho imparato a non chiamare errore quello che si discostava dalla mia idea di bel disegno.

3. Disegno gli Emotional Springs sempre dentro un quadrato o un rettangolo, un confine dentro il quale sono libera di esprimermi e fuori dal quale lascio il resto del mondo, compresa la mia vocina giudicante. Quante volte lasci che siano gli altri a definire i tuoi obiettivi? Quante volte paragoni i tuoi risultati con quelli di qualcun altro, permettendogli di entrare nel tuo spazio sacro? Va bene imparare da chi ne sa di più, documentarsi, studiare, farsi aiutare se necessario, ma la vita è tua e solo tu puoi sapere dove vuoi andare e quali strade percorrere. I disegni più belli che ho realizzato sono nati quando, dopo aver guardato, studiato ed ammirato quelli di altri artisti, li ho buttati tutti fuori da quel rettangolo e ho fatto a modo mio.

E tu? Stai iniziando a scrivere i tuoi obiettivi per il nuovo anno o, come me, inizi ad avere reazioni allergiche solo a sentirli nominare? Raccontami la tua esperienza!

 

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